ARISTOTELE

 


Corrado Siricano Direttore rubrica "Amici di Sofia"

 

Amici di Sofia: La Filosofia

Prof. Corrado Siricano:Socrate

Platone

Marco Viscomi: La "Squilla" urgente ad un presente da rileggere nel nome del domani.

Platone scopre il mondo dell'intelligibile

Fiorella Vaccari: I misteri orfici di Pitagora e Platone

Processo a Socrate

Luisa Meloni

Shopenhauer e il nirvana




Ritenuto giustamente il maggiore filosofo greco, Aristotele nacque a Stagira, in Macedonia nel 384. Egli rappresenta l’intellettuale ellenistico escluso socialmente dalla politica, che riassume e consolida il pensiero greco dal VI al IV secolo. Alla morte del padre Nicomaco, medico e amico del re di Macedonia Aminta III, Aristotele si trasferì ad Atene e frequentò per circa vent'anni l'Accademia di Platone. Morto il maestro nel 347, partì da Atene, dove i partigiani della Macedonia erano boicottati, e si trasferì ad Asso nella Troade, dove già sorgeva un centro di studi platonici protetti da Ermia, tiranno di Atarneo, cui Aristotele era legato da vincoli di amicizia e di cui sposò la nipote e figlia adottiva Pizia. In questo luogo insegnò per tre anni, ma la fine tragica di Ermia, consegnato ai Persiani, lo spinse a rifugiarsi a Mitilene, nell'isola di Lesbo; scrisse allora, in onore dell'amico, l'Inno alla virtù. Nel 343-342 venne chiamato alla corte macedone da Filippo II come precettore del figlio Alessandro. Salito al trono il suo discepolo, si stabilì ad Atene (335) e fondò la scuola del Liceo, detta anche peripatetica, perché il maestro insegnava passeggiando con gli allievi. Ad Atene compose o terminò gran parte delle sue opere. Quando morì Alessandro nel 323, essendo prevalso in Atene il partito antimacedonico, il filosofo fu accusato di empietà; per paura che gli toccasse la stessa sorte di Socrate, preferì abbandonare Atene, perché, come egli stesso disse, “non voleva dare occasione agli Ateniesi di peccare una seconda volta contro la filosofia”; si rifugiò a Calcide, nell'Eubea, dove morì l'anno dopo, 322 a.C. in agosto, all'età di sessantadue anni.

Gli scritti di Aristotele si distinguono in due categorie: opere essoteriche, destinate alla pubblicazione, e opere acroamatiche o esoteriche, destinate esclusivamente alla scuola. Delle prime ci rimane poco, alcuni titoli di dialoghi e scarsi frammenti di un discorso esortatorio alla filosofia, il Protrettico, e dei dialoghi Eudemo o dell'anima e Sulla filosofia: sono scritti che appartengono in genere alla prima fase del pensiero aristotelico, al periodo della sua permanenza alla scuola di Platone o del suo primo insegnamento ad Asso e a Mitilene. Ci è rimasto invece quasi per intero il corpo degli scritti destinati alla scuola, che comprende: un gruppo di 6 scritti di logica: Categorie, Dell'interpretazione, Analitici primi, in due libri, Analitici secondi, in due libri, Topici, in otto libri, Elenchi sofistici, indicati a partire dal VI sec. d.C. con il titolo complessivo di Organon; la Metafisica, la maggiore delle opere filosofiche, in quattordici libri; opere di scienze della natura: la Fisica, in otto libri, Sul cielo, in quattro libri, Sulla generazione e la corruzione, in due libri, Sulle meteore, in quattro libri; un gruppo di scritti sugli animali: Storia degli animali, in dieci libri, Le parti degli animali, in quattro libri, Sulla generazione degli animali, in cinque libri, Sulle trasmigrazioni degli animali, Sul movimento degli animali; Dell'anima, in tre libri, cui si ricollega un gruppo di otto trattati minori, più tardi indicati con il titolo complessivo di Parva naturalia; opere morali e politiche: Etica Eudemea, in sette libri, Etica Nicomachea, in dieci libri, Grande etica, in due libri, Politica, in otto libri, Costituzione degli Ateniesi; la Retorica, in tre libri; la Poetica rimasta incompiuta. L'attività di Aristotele è stata prodigiosa: egli coltivò quasi ogni campo dello scibile e le sue opere hanno costituito per secoli l'enciclopedia del sapere umano. Egli ci ha dato non solo la scienza positiva della sua epoca, dovuta sia alle ricerche dei precursori e dei contemporanei, sia alle sue osservazioni originali e alle indagini compiute personalmente o con l'aiuto dei discepoli, ma ha mirato a costruire un sistema universale dello scibile improntato a una visione organica dell'universo e fondato sulla più ampia conoscenza possibile dei fatti attinta dall'esperienza.

Riassumiamo il suo pensiero:

LA FISICA

IL ROVESCIAMENTO DEL PLATONISMO

  1. La filosofia platonica è affetta da un insanabile dualismo tra forma e materia, idee e individui. E’ nelle cose visibili che va cercata la causa stessa della realtà, degli individui, del loro divenire.

  2. La dialettica di Platone è un metodo ancora largamente imperfetto, basato più sul soggettivo dibattito, sulla occasionale discussione, che non sulla verità oggettiva delle cose. Occorre dunque elaborare un nuovo strumento, un nuovo metodo del sapere.

LA FISICA E LO STUDIO DEL DIVENIRE

La fisica studia gli organismi e i fenomeni naturali, tutti gli enti dotati di movimento e soggetti a trasformazione. Aristotele pone alla base della scienza l’esperienza sensibile .

MATERIA E FORMA, POTENZA E ATTO

Materia e forma costituiscono le due facce dell’individuo che è per Aristotele l’ente reale. Reali sono gli individui in quanto sostrati materiali che rivestono una forma determinata.

La natura tuttavia non è immobile e fissa; essa presenta continuo mutamento e trasformazione. Ogni mutamento implica un passaggio dalla materia alla forma.

Tutta la natura si presenta dunque finalizzata alla forma, in una successione di forme sempre più complesse.

IL MOVIMENTO E L’UNIVERSO

Secondo Aristotele si danno in natura quattro tipi di movimento :

  1. Per accrescimento o diminuzione.

  2. Per alterazione.

  3. Per traslazione.

  4. Per generazione o corruzione.

Di essi il più importante è il terzo. Il movimento per traslazione locale può verificarsi in tre modi: verso l’alto, verso il basso, circolare. A questi modi corrispondono i cinque elementi che compongono il mondo. Il fuoco e l’aria si muovono dal centro del mondo verso l’alto; la terra e l’acqua si muovono dall’alto verso il centro del mondo; l’etere infine si muove circolarmente intorno al centro del mondo. L’etere è considerato da Aristotele eterno e finito.

Egli giudicava i corpi celesti perfetti e incorruttibili, contrapponendoli alla terra ove tutto nasce, si corrompe e muore.

Tale dualismo tra mondo celeste e mondo terrestre è ricondotto da Aristotele alla natura del movimento: solo quello circolare sarebbe infatti “perfetto”, poiché non ha né inizio né fine.

Ai quattro elementi di Empedocle si uniscono qui le quattro qualità già elencate da Anassimandro tra i contrari: il caldo, il freddo, il secco e l’umido.

Tutti i fenomeni e le trasformazioni naturali si spiegano con l’aumentare e il diminuire del caldo e dell’umidità. Dei quattro elementi sono composti tutti i corpi organici e inorganici, secondo forme di aggregazione sempre più complesse. Nulla in natura avviene a caso, Aristotele negò anche l’esistenza del vuoto, contrapponendosi anche qui alla fisica democritea.


L’ANIMA E LA CONOSCENZA

Il campo scientifico nel quale Aristotele raggiunse i più validi e durevoli risultati fu quello della biologia. Egli considera gli esseri naturali viventi disposti in una scala gerarchica di forme che vanno dagli individui organici più bassi sino all’uomo.

Ogni forma è costituita da un principio organizzativo interno che Aristotele chiama “Anima”. Nelle piante tale funzione è assolta dall’anima vegetativa; negli animali l’anima sensitiva; nell’uomo l’anima intellettiva.

Contro il dualismo platonico viene ora sostenuto che l’anima non è separata dal corpo, essendo la forma in atto e il principio organizzatore e funzionale del corpo medesimo.

Le immagini dei cinque sensi si unificano in virtù di un sesto senso o sensorio comune. Tali immagini si imprimono nell’anima e si associano in virtù del ripetersi delle esperienze, dando luogo a una memoria interiore. L’intelletto ha la funzione specifica di cogliere in un’immagine particolare la sua forma universale. Tale procedimento prende il nome di Induzione.

Aristotele definisce passivo l’intelletto dell’uomo e lo rende soggetto all’intervento di un universale intelletto attivo, di natura divina.

LA METAFISICA

La fisica studia gli individui naturali, in quanto dotati di movimento; ma non si chiede cosa ha in sé un individuo. Aristotele risponde a questa domanda con la filosofia prima che deve indagare l’ente in quanto tale e attribuisce alle filosofie seconde le indagini.

LA SOSTANZA, LE CATEGORIE, IL SINOLO

Gli individui e le sostanze possiedono molteplici aspetti, che non sono però sostanze a loro volta, ma qualità o modi di essere delle sostanze. Tale distinzione da luogo alla dottrina delle categorie intendendo le categorie come predicati. La sostanza è principio di unità; l’individuo è un sinolo cioè unione di materia e forma..


LA TEOLOGIA

La metafisica è dunque filosofia prima in quanto studia l’essere dell’ente e cioè la sostanza. Essa riveste un compito ulteriore che è quello di indagare la natura dell’ente supremo. Tale ente è Dio e la metafisica diventa teologia o scienza di Dio.

Dio incarna la realtà tutta in atto, è una sostanza unica e irripetibile: egli è puro intelletto attivo, la pura autocoscienza del pensiero, è quindi pensiero di pensiero.

Dio è anche il fine ultimo verso il quale tutto l’universo tende nella sua gerarchia di sostanze; come fine ultimo è causa prima e motore immobile di ogni realtà.

LA LOGICA

ANALITICA E DIALETTICA

Nell’Organon Aristotele costruisce un edificio scientifico imperniato sulla teoria del metodo che prenderà in futuro il nome di logica. Aristotele è il creatore della logica formale, scienza che studia il ragionamento e ne elenca le forme corrette indipendentemente dai contenuti.

Partendo dalla dialettica platonica Aristotele studia le regole generali della discussione evidenziando il campo delle opinioni, dei più, dei competenti e infine tra questi ultimi, dei più noti e stimati.

L’analitica studia invece il ragionamento scientifico o apodittico; quel ragionamento cioè che partendo da premesse rigorosamente vere, quindi inconfutabili, genera una conclusione diversa e tuttavia necessaria.

IL SILLOGISMO APODITTICO

Aristotele elenca e definisce le parti del sillogismo.

Partendo dalle categorie egli affronta il giudizio nel quale due termini vengono posti in relazione mediante un verbo che afferma o che nega. Il giudizio può essere definitorio o apofantico: nel primo caso un termine si riconduce a un altro più ampio che lo contiene come sua parte.

La definizione non è completa se non si aggiungesse una specificazione o differenza specifica. Il giudizio apofantico pone invece in relazione termini o categorie differenti; in questo caso il giudizio ha una forma generale e non ci permette di asserirne la sua veridicità.

Per giungere al vero, Aristotele ricorre al sillogismo. Esso si compone di tre giudizi dei quali i primi due sono detti premesse e il terzo conclusione. Spesso nelle due premesse si inserisce un terzo termine o termine medio che consente l’affermazione della conclusione.

INTUIZIONE E INDUZIONE

Il sillogismo detta le regole per dedurre in modo corretto una conclusione vera se sussistono certe premesse. La conclusione di un sillogismo è vera solo se le premesse sono vere; ma perché ciò avvenga le premesse dovrebbero derivare da altre premesse; in questo modo si rischierebbe di spingere il sillogismo all’infinito; Aristotele quindi risolve il problema riconducendo la deduzione all’intuizione. Alla base di ogni deduzione o ragionamento stanno alcuni principi intuitivamente veri o assiomi che fondano la possibilità della dimostrazione. Tali assiomi sono: il principio di identità, il principio di non contraddizione e il principio del terzo escluso. Gli assiomi sono indimostrabili in quanto per dimostrarli o per confutarli già ce ne serviamo; perciò essi sono noetici, veri..

Le scienze si servono di tali regole per raggiungere vere conclusioni. L’induzione è il procedimento conoscitivo che permette all’intelletto di cogliere la forma essenziale o concettuale delle cose.

ETICA , POLITICA , RETORICA E POETICA

LE SCIENZE PRATICHE .

Definite poietiche le scienze pratiche si distinguono da quelle teoretiche per la natura del loro oggetto; esse non abbracciano il vero e il necessario, ma il campo possibile e probabile dell’agire umano.

L’etica è lo studio del comportamento umano o costume. Essa riguarda la vita sociale, vita attiva e la scienza, vita contemplativa. Da ciò scaturiscono due ordini di virtù, quelle etiche e quelle dianoetiche. Le prime consistono nel frenare le passioni trovando un giusto mezzo fra gli eccessi contrari. La massima virtù etica è la giustizia; queste virtù non derivano dal sapere, ma dall’esercizio. Le seconde abbracciano il desiderio di sapere o conoscenza e riguardano ciò che l’uomo ha di proprio. Aristotele pur non negando la legittimità dei piaceri considera l’uomo felice solo quando realizza i fini delle proprie facoltà.

La politica invece abbraccia la vita sociale dell’uomo che è per natura animale politico. Aristotele non desidera come Platone individuare lo Stato perfetto, ma s’impegna nell’indagine dei vari tipi di Stato esistenti. La forma più elementare e naturale di aggregazione è la famiglia; più famiglie costituiscono il villaggio. Più villaggi formano la città o Stato. Lo Stato comprende tre possibili forme di governo: la monarchia, governo di uno solo, l’aristocrazia, governo dei migliori, la politeia, governo dei più. Tra questi Aristotele privilegia la politeia perché più vicina all’eguaglianza dei cittadini. Ogni forma di governo può degenerare: la monarchia in tirannia, l’aristocrazia in oligarchia, la politeia in democrazia, inteso come governo demagogico delle fazioni. Lo Stato riguarda solo i cittadini, cioè gli uomini liberi, sono esclusi gli schiavi e i barbari in quanto incapaci di avere una vita intellettiva. Gli schiavi non sono veri uomini perciò possono essere usati come strumenti; verso gli schiavi non si hanno doveri come non se ne hanno per i buoi e gli aratri.

La retorica studia i discorsi che mirano a persuadére; Aristotele ne studia i vari artifici dialettici.

La poetica esamina le varie forme della poesia greca; di tutta l’opera aristotelica in questo campo è rimasta soltanto la parte che si riferisce alla tragedia. In generale Aristotele distingue la poesia dalla Storia; la prima ha un campo di azione più elevato della seconda. La tragedia è imitazione di un’azione che viene rappresentata. La tragedia suscita tra gli spettatori pietà e terrore provocando alla fine una liberazione che genera una catarsi, purificazione, dalle passioni che sono in potenza nell’animo di ogni uomo.

I DIBATTITI NELL’ACCADEMIA

Platone fece dell’Accademia un centro di studi e di grandi dibattiti culturali. Tra gli accademici emergevano Speusippo, Senocrate e il giovane Aristotele. Questi tre discepoli, insieme a Platone, discussero con Eudosso, non solo di Astronomia, ma anche il problema della morale edonistica, fondata sul piacere.

Contro la scuola di Isocrate, Aristotele scrisse il dialogo “Grillo o della Retorica”, in cui esaltava l’educazione basata sulla Filosofia, cioè l’educazione scientifica. In seguito scrisse il Protreptico o discorso esortativo, in cui si mostrava che l’uomo non può fare a meno di filosofare, poiché, anche per decidere di non filosofare, bisognava filosofare.

Altri dibattiti riguardavano l’immortalità dell’anima: l’anima, sosteneva Aristotele, trova nel corpo la sua tomba, vi permane incarcerata come nel supplizio etrusco che consisteva nel seppellire un uomo vivo e un uomo morto. La vera patria dell’anima è l’Iperuranio, a cui essa è destinata a ritornare dopo la morte.


LA QUESTIONE DELLE IDEE

I dibattiti più accesi riguardavano però la dottrina delle idee. Aristotele avrebbe abbandonato la forma platonica del dialogo per dar vita ai primi trattati scientifici della storia culturale dell’Occidente.

LA CRITICA DI ARISTOTELE DELLE IDEE

Le obiezioni di Aristotele alla teoria delle idee possono così sintetizzarsi:

  1. Platone per spiegare gli individui ricorre alle idee;

  2. Le idee sono molto più numerose degli individui. Se diciamo che l’uomo è un animale razionale, troviamo già in ogni individuo almeno altre tre idee.

  3. Poiché l’idea di animale dovrà trovarsi sia nell’animale razionale, sia in quello non razionale, concludiamo che vi sono due idee di animale tra loro diverse; oppure ammettiamo che l’idea di animale contiene due parti, una razionale e una non razionale.

  4. Se ogni cosa sensibile rimanda all’idea, dobbiamo ammettere che un individuo, uomo, e una qualità, bianco, hanno uguale realtà; il bianco però non esiste come realtà separata, ma solo come qualità di un individuo. Dovremmo avere anche idee negative o idee di relazione, il che è assurdo.

  5. Delle idee si dice che siano causa degli individui; vediamo che gli individui nascono dagli altri individui e non dalle idee.

  6. Le idee, separate dagli individui, non possono contribuire in alcun modo a regolare l’esistenza di essi.

  7. Se poi si dice che le idee sono modelli, si ricorre a frasi vuote o a metafore poetiche, che non suggeriscono spiegazione reale circa il rapporto tra idee e individui.

  8. Se si afferma che gli individui partecipano all’idea: come vi partecipano? il concetto di partecipazione è anch’esso un’oscura metafora.

  9. Se si dice che gli individui sono simili all’idea, si va incontro a difficoltà insormontabili. L’individuo e l’idea non sono simili di per sé; devono allora essere simili in virtù di un terzo uomo che per sua natura sia simile da un lato e dall’altro dell’individuo; ma per poter far ciò il terzo uomo ne esige un quarto e questo un quinto, e così via all’infinito: il solco tra idee e individui si rivela incolmabile. In forza di queste critiche Aristotele finì per abbandonare l’Accademia.







Corrado Siricano


 

16.02.2010

 

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