IL MOVIMENTO E' ANTIMAFIOSO

Roberto Butelli

 

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Contrasto all'immigrazione clandestina, lotta alla criminalità organizzata, sicurezza pubblica: questi i temi del tris di fiducie che il Governo ha incassato il 13 maggio alla Camera. Il voto finale sul provvedimento è previsto per domani. Poi un nuovo passaggio al Senato prima di ricevere il via libera definitivo. Il Movimento per la Sicurezza è parzialmente soddisfatto soprattutto per quelle norme per combattere la criminalità organizzata e l'immigrazione clandestina ed è per questo che ribadiamo quelle che sono le nostre proposte. Formulare delle proposte antimafia in senso strettamente tecnico è particolarmente difficile sia per la vastità dell’argomento che per la quantità di norme direttamente interessate dalla materia. Sarebbe quindi stato necessario produrre un vero e proprio volume contenente sia le decine e decine di articoli da modificare che le proposte del Movimento per la Sicurezza, rendendone quindi particolarmente complessa anche la semplice lettura. Si è quindi deciso un taglio più “politico” del tema concretizzando le proposte sulla base dell’esperienza, della formazione e dei consigli raccolti e sintetizzandole al massimo per rendere il più possibile fruibile la proposta anche per i non addetti ai lavori.
  1. Testo Unico della legislazione antimafia: allo stato attuale, le norme antimafia sono “sparse” tra leggi, decreti, codici e norme di vario tipo, posizionati su piani diversi che ne rendono più complicata l’applicazione e forse anche la reale efficacia; il Testo Unico della Legislazione antimafia consentirebbe una più semplice consultazione, una più rapida applicazione e di conseguenza un azzeramento di tempi morti a beneficio della celerità d’indagine e processuale.

  2. Istituire il “Centro Unico Appalti”, al fine di affidare alle Prefetture il controllo delle gare di appalto per tutti i lavori, servizi e forniture di interesse pubblico locale cosi' come già sperimentato con successo in alcune province. Il “Centro Unico Appalti” diverrebbe un organismo che espleta le gare d'appalto per tutti i lavori, i servizi e le forniture di interesse comunale, provinciale e degli altri enti che vi aderiscono attraverso la stipula di una convenzione tra la Prefettura, la Provincia e i Comuni. Ciò costituirebbe un rafforzamento della normativa in materia di prevenzione delle infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti, a garanzia della trasparenza e della legalità nei contratti di lavoro, servizio e fornitura della Pubblica amministrazione

  3. Creazione di un’Agenzia nazionale per la gestione e riutilizzo dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata che consenta il rafforzamento degli strumenti di aggressione alle ricchezze delle mafie.

  4. Centralizzare in un'unica banca dati presso il Ministero di Grazia e Giustizia tutti i dati sui boss mafiosi che risulta possano essere a rischio di scarcerazione (ad esempio per decorrenza dei termini) in modo da segnalarli per tempo alle procure interessate le quali in questo modo potrebbero prendere le opportune precauzioni..

  5. Individuare le priorità nei vari processi, stralciando la posizione dei detenuti che hanno già ottenuto condanne definitive indipendentemente dal tipo di reato. In questo modo si potrebbero velocizzare i maxiprocessi, che spesso richiedono tempi piuttosto lunghi, celebrandoli in tempi più ragionevoli.

  6. Provvedere a processare i grandi criminali per direttissima per i reati minori, e cioè per quelli che richiedono istruttorie più brevi come la detenzione di armi. Adottando questo sistema, i grandi criminali rimarrebbero comunque in carcere per quei reati, e avere più tempo per processarli per quelli più gravi.

  7. Potenziare al massimo le videoconferenze: questo sistema, oltre a garantire maggiore riservatezza e sicurezza ai collaboratori ed ai testimoni assistiti, può anche ridurre i tempi processuali in considerazione del fatto che i predetti soggetti sarebbero in tal modo costretti a spostamenti meno lunghi e quindi più rapidi e semplici.

  8. Allungare i tempi della custodia cautelare preventiva per i processi che adottano il rito abbreviato. Chi viene considerato appartenente ad un’associazione a delinquere di stampo mafioso, per reati “minori” può godere di tale tipo di rito e pertanto sarebbe opportuno allungare i tempi della custodia cautelare consentendo in tal modo che il malvivente possa essere processato anche per i reati più gravi.

  9. Esonerare dall' attività ordinaria i giudici impegnati nella stesura di sentenze particolarmente complesse. Infatti, non tutti giudici sono chiamati a decidere su casi particolarmente complessi che richiedono tempo e concentrazione notevoli: esonerandoli dall’attività ordinaria (reati “minori” commessi da delinquenti comuni) si ridurrebbero i tempi procedurali e si eviterebbero scarcerazioni facili;

  10. Revisione profonda della normativa sul possesso e l’uso delle armi che permetta di perseguire con efficacia gli intermediatori illegali, condannandoli a pene più severe di quelle attualmente previste. Il commercio illegale di armi è una grande fonte di lucro per le organizzazioni criminali che – oltre a guadagnarci – procurano in tal modo gli strumenti di morte per i loro bracci armati.

  11. Rivedere la normativa in materia di scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose per garantire il ripristino effettivo della legalità all’interno delle amministrazioni comunali e sostenere, anche con maggiori risorse finanziarie, l’azione dei commissari prefettizi.

  12. Estensione dell’uso sociale dei beni confiscati alle mafie ai delitti contro la Pubblica Amministrazione come ad esempio la corruzione, provvedendo nel contempo a rivedere la Legge 86/90.

  13. Adottare nuovi strumenti e rafforzare quelli previsti dalla legge n. 44/99 per una maggiore incisività dell’attività delle associazioni antiracket, come ad esempio la risarcibilità dell’estorsione anche quando si configura come strumentale al reato di usura.

  14. Abbandonare infine l’approccio ipergarantista tipico del sistema Italia: ciò infatti non aiuta nel contrasto serio alle mafie perchè - ad esempio - con il rito abbreviato in primo grado e il patteggiamento allargato in secondo, un narcotrafficante rischia poco più di 7-8 anni di carcere. È necessario rivedere queste norme e decidere che per la lotta ai sistemi mafiosi è necessario stabilire un doppio binario in modo che ciò che vale per i reati comuni non può valere per i reati di mafia.

 

Roberto Butelli

16.05.2009

 

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