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Testo Unico della legislazione antimafia: allo stato attuale, le norme antimafia sono “sparse” tra leggi, decreti, codici e norme di vario tipo, posizionati su piani diversi che ne rendono più complicata l’applicazione e forse anche la reale efficacia; il Testo Unico della Legislazione antimafia consentirebbe una più semplice consultazione, una più rapida applicazione e di conseguenza un azzeramento di tempi morti a beneficio della celerità d’indagine e processuale.
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Istituire il “Centro Unico Appalti”, al fine di affidare alle Prefetture il controllo delle gare di appalto per tutti i lavori, servizi e forniture di interesse pubblico locale cosi' come già sperimentato con successo in alcune province. Il “Centro Unico Appalti” diverrebbe un organismo che espleta le gare d'appalto per tutti i lavori, i servizi e le forniture di interesse comunale, provinciale e degli altri enti che vi aderiscono attraverso la stipula di una convenzione tra la Prefettura, la Provincia e i Comuni. Ciò costituirebbe un rafforzamento della normativa in materia di prevenzione delle infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti, a garanzia della trasparenza e della legalità nei contratti di lavoro, servizio e fornitura della Pubblica amministrazione
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Creazione di un’Agenzia nazionale per la gestione e riutilizzo dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata che consenta il rafforzamento degli strumenti di aggressione alle ricchezze delle mafie.
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Centralizzare in un'unica banca dati presso il Ministero di Grazia e Giustizia tutti i dati sui boss mafiosi che risulta possano essere a rischio di scarcerazione (ad esempio per decorrenza dei termini) in modo da segnalarli per tempo alle procure interessate le quali in questo modo potrebbero prendere le opportune precauzioni..
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Individuare le priorità nei vari processi, stralciando la posizione dei detenuti che hanno già ottenuto condanne definitive indipendentemente dal tipo di reato. In questo modo si potrebbero velocizzare i maxiprocessi, che spesso richiedono tempi piuttosto lunghi, celebrandoli in tempi più ragionevoli.
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Provvedere a processare i grandi criminali per direttissima per i reati minori, e cioè per quelli che richiedono istruttorie più brevi come la detenzione di armi. Adottando questo sistema, i grandi criminali rimarrebbero comunque in carcere per quei reati, e avere più tempo per processarli per quelli più gravi.
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Potenziare al massimo le videoconferenze: questo sistema, oltre a garantire maggiore riservatezza e sicurezza ai collaboratori ed ai testimoni assistiti, può anche ridurre i tempi processuali in considerazione del fatto che i predetti soggetti sarebbero in tal modo costretti a spostamenti meno lunghi e quindi più rapidi e semplici.
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Allungare i tempi della custodia cautelare preventiva per i processi che adottano il rito abbreviato. Chi viene considerato appartenente ad un’associazione a delinquere di stampo mafioso, per reati “minori” può godere di tale tipo di rito e pertanto sarebbe opportuno allungare i tempi della custodia cautelare consentendo in tal modo che il malvivente possa essere processato anche per i reati più gravi.
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Esonerare dall' attività ordinaria i giudici impegnati nella stesura di sentenze particolarmente complesse. Infatti, non tutti giudici sono chiamati a decidere su casi particolarmente complessi che richiedono tempo e concentrazione notevoli: esonerandoli dall’attività ordinaria (reati “minori” commessi da delinquenti comuni) si ridurrebbero i tempi procedurali e si eviterebbero scarcerazioni facili;
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Revisione profonda della normativa sul possesso e l’uso delle armi che permetta di perseguire con efficacia gli intermediatori illegali, condannandoli a pene più severe di quelle attualmente previste. Il commercio illegale di armi è una grande fonte di lucro per le organizzazioni criminali che – oltre a guadagnarci – procurano in tal modo gli strumenti di morte per i loro bracci armati.
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Rivedere la normativa in materia di scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose per garantire il ripristino effettivo della legalità all’interno delle amministrazioni comunali e sostenere, anche con maggiori risorse finanziarie, l’azione dei commissari prefettizi.
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Estensione dell’uso sociale dei beni confiscati alle mafie ai delitti contro la Pubblica Amministrazione come ad esempio la corruzione, provvedendo nel contempo a rivedere la Legge 86/90.
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Adottare nuovi strumenti e rafforzare quelli previsti dalla legge n. 44/99 per una maggiore incisività dell’attività delle associazioni antiracket, come ad esempio la risarcibilità dell’estorsione anche quando si configura come strumentale al reato di usura.
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Abbandonare infine l’approccio ipergarantista tipico del sistema Italia: ciò infatti non aiuta nel contrasto serio alle mafie perchè - ad esempio - con il rito abbreviato in primo grado e il patteggiamento allargato in secondo, un narcotrafficante rischia poco più di 7-8 anni di carcere. È necessario rivedere queste norme e decidere che per la lotta ai sistemi mafiosi è necessario stabilire un doppio binario in modo che ciò che vale per i reati comuni non può valere per i reati di mafia.