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L'INFLUENZA SUINA |
Dott. Terenzio Dalena Medico della Polizia di Stato |
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Dunque una nuova pandemia virale proveniente dal Messico colpirà il mondo? Dobbiamo seriamente preoccuparci?Le notizie finora giunte da noi sono relative alla morte di circa 160 persone nella zona di Città del Messico, e di altri 1500 casi di infezione, compresi quelli avvenuti negli Stati Uniti, particolarmente in California.Già nel ’67 e nel ’68 le popolazioni della terra hanno subito pandemie virali a partenza suina, ma è bene precisare che il maiale che ha infettato l’uomo con il virus AH1N1 ( già passato di specie ) ha rappresentato un caso isolato, e dopo di ciò è avvenuta la trasmissione interumana. Pertanto i poveri suini sono innocenti al momento attuale e non vi è nessun pericolo nel cibarsi di questo tipo di carne, perché non esiste contagio per via alimentare. Semmai ci si dovrebbe difendere dai propri simili infetti, ma procediamo con ordine.La Commissaria Europea per la salute ha proposto di dare il nome di “nuova influenza” tale forma morbosa proprio per non ingenerare equivoci con una eventuale “influenza suina”, una terminologia che non ha ragion d’essere.Il vaccino specifico non è pronto e non lo sarà ancora per 4 – 6 mesi, ma sarà combinato per volere dell’ OMS con quello antinfluenzale che molti di noi assumiamo per via iniettiva ogni novembre o dicembre. L’incubazione del virus è di 48 – 72 ore , ma può arrivare fino a 5 – 6 giorni; i sintomi sono quelli di una banale forma influenzale. Perciò, in caso di dubbio, esistono già in Italia 15 laboratori specializzati, distribuiti e coordinati con le varie USL su tutto il territorio nazionale, in grado di determinare in poche ore e con moderni metodi molecolari l’eventuale presenza del virus. Del resto siamo già attrezzati con piani “antipandemici”, includendo possibili controlli in porti ed aeroporti. In USA e Spagna l’operazione è già scattata (fase 2), prima ancora di una delibera OMS. A livello mondiale si è attivato il livello 4 di allarme ( su una scala fino a 6), cioè quello che prevede la possibile trasmissibilità interumana del virus.Per quanto concerne la terapia antivirale, il ministro Sacconi ha ordinato all’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze di incapsulare la polvere medicinale disponibile, in modo tale da poter eventualmente “coprire” in maniera tempestiva i 4 milioni di cittadini defedati o già malati (cardiopatici, oncologici, immunodepressi, ecc.); in tali casi 2 capsule per 5 giorni, se somministrate entro le prime 24 ore dal riconoscimento conclamato della malattia, possono portare enormi benefici. Negli altri casi la cura si protrarrà in genere per 3 settimane con l’assunzione di 1 capsula al giorno.Il provvedimento del Ministro taglia le gambe ai maliziosi reporter che potrebbero ipotizzare lucrosi guadagni da parte di case farmaceutiche, e d’altra parte è stato utile per risparmiare su un preventivo incapsulamento della polvere recante il farmaco antivirale specifico, in quanto le capsule scadono dopo 3 anni, mentre la polvere libera è inattiva dopo 10 anni.Infine pochi consigli, sia pur banali, per evitare il contagio per via aerea: niente mascherine di carta leggera (denominazione in codice P2) perché non trattengono le particelle recanti il virus ma solo quelle più spesse con codice P3, massima igiene personale e frequenti lavaggi delle mani, evitare luoghi affollati e contatti con persone a rischio, soprattutto non lasciarsi sopraffare da alcuna “psicosi” . . . In caso di dubbio consultare sempre il medico di base o usufruire del numero verde 1500.
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Dott. Terenzio Dalena Medico della Polizia di Stato 01.05.2009
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