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CORPORATIVISMO |
Dott. Terenzio Dalena Medico Capo della Polizia di Stato |
Dello stesso autore: L'influenza suina. Maggiore sicurezza per la strada. Ingiustizie e incongruenze, ome ritrovare la libera serenitĂ ?
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I politici che provengono dalle fila di partiti più estremi, come MSI e PCI, oggi sono tra coloro che più insistentemente si dimostrano critici verso i rispettivi ex-regimi di riferimento. Eppure nel passato dall'una e dall'altra parte furono fatti tentativi per aprire la cosiddetta "terza via", che rappresentava sul piano teorico una sorta di superamento delle prassi economiche più in auge nel particolare periodo degli anni ''70 e '80, cioè liberismo e marxismo con tutte le loro articolate sfaccettature. Tali tentativi prendevano spunto dall'humus ideologico da cui nascevano, e così si applicarono autogestione, corporativismo, cooperativismo. Nel dopoguerra in alcuni Paesi dell'Europa Occidentale si applicarono forme di partecipazione attiva fra rappresentanti dei lavoratori e del management nella gestione delle fabbriche (cogestione, commissioni miste, comitati consultivi), tutte rigorosamente dettate dalle normative nazionali. Celebre fu il passaggio dell'enciclica papale di Giovanni Paolo II, la "Laborem exercens" del 1981, in cui veniva esaltato il ruolo del lavoro (e del lavoratore) come soggetto prioritario dell'economia, in un nuovo clima di collaborazione fra questi il capitale. Finora la creazione di cooperative, forme societarie trattate dal Codice Civile (articolo 2512 e seguenti), ma già genericamente previste dalla Costituzione (articolo 42), è stato l'unico tentativo fatto in senso partecipativo, laddove i bisogni dei soci vengono soddisfatti in quanto produttori e consumatori insieme. Ultimamente questa formula ha perso forza propulsiva, probabilmente perché prima il capitale poteva avere una funzione sociale e non speculativa, ed in aree extraurbane con forte radicamento sul territorio ha retto finché non ha prevalso un nuovo modello di vita individuale rispetto al tradizionale comune senso d'appartenenza. Si è aggiunto il problema che il sistema di azionariato popolare delle cooperative ha mostrato tutti i suoi limiti nell'impossibilità di controllare il management, contrastando proprio un principio basilare che è quello della creazione di una democrazia diretta; con quest'espressione si innova un concetto superato di democrazia (imposizione di candidati dall'alto), dando la possibilità al lavoratore di designare nella propria occupazione, nel proprio settore, nel proprio mestiere o professione, un rappresentante conosciuto e stimato, capace di impegnarsi una risoluzione diretta dei problemi di chi lo incarica con l'uso del voto. Dunque si tratta di un modello sociale che deve migliorarsi per trovare nuovi investimenti e che potrà essere vincente nel dopo-crisi. Oggi occorre recuperare qualcuno di quei valori, e un primo passo sarà compiuto attraverso l'instaurarsi di un autentico patto di collaborazione tra Stato e imprese tramite il federalismo fiscale. Il mondo della politica si affiderà a quella del lavoro per mettere seriamente in moto la macchina pubblica, da condurre finalmente con criteri manageriali. È ciò che davvero manca al nostro Paese perché non vadano perse tutte quelle energie imprenditoriali ancora supportate dall'entusiasmo e dalla genialità italica. Dunque un modo di interagire basato sugli stimoli dell'iniziativa privata e positivamente condizionato da un'attività di controllo per evitare abusi, solite illecite intromissioni, sfruttamento immorale delle categorie lavoratrici più deboli, clientelismo. E' sperabile che emergerà un'osmosi capace di assorbire il cosiddetto voto di scambio, che in larghe fasce della popolazione ed in numerose realtà locali ha permesso finora ad alcuni politici di esprimere tutta la loro spregiudicatezza. Il federalismo fiscale andrebbe poi validamente integrato da una Camera delle Regioni, sul modello americano. Negli Usa il Senato è formato da coppie di deputati eletti da ogni Stato, proprio per evitare di sfavorire gli Stati meno ricchi, e garantire gli interessi della collettività nazionale e la pari dignità istituzionale di ogni comunità. Per ora, considerato che il federalismo avrà piena attuazione nel 2016, è necessario che lavoratori e imprenditori si adeguino al nuovo modello fiscale in cantiere (vi sarà un quinquennio di transizione) e si colleghino con gli amministratori locali per interagire strettamente e collaborare nell'interesse comune. I consuntivi annuali degli Enti Locali e di altri Uffici Pubblici dovranno risultare in positivo e non ci saranno più scorciatoie per la classe dirigente dello Stato.
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Dott. Terenzio Dalena Medico Capo della Polizia di Stato 01.12.2009
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