
Dello stesso autore: L'influenza suina.
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Nell’ottobre dello scorso anno un convegno organizzato in occasione della Giornata Europea della Sicurezza Stradale ha dato lo spunto per sottolineare l’allarmante dato dei decessi in incidenti stradali nei 27 stati, circa 24.000 ogni anno (2.500 sulle strade urbane). Il Presidente dell’ACI, nel presentare questi numeri, ha insistito sulla necessità del varo di un Codice della Strada Europeo che orienti in modo unico il comportamento degli utenti della strada. Dunque appare senz’altro giunto il momento di fare, qui da noi, il punto della situazione per comprendere quali distanze ci separino dagli altri Paesi. Problemi non marginali riguardano i limiti di velocità e la regolamentazione degli incroci. Su alcune strade extraurbane tedesche è in funzione un sistema luminoso automatico che indica tali limiti in funzione del traffico, ottima soluzione ancora lontana da essere programmata in Italia. Per ciò che concerne i semafori, in molti stati d’Europa c’è la possibilità per i conducenti di veicoli di essere allertati da una luce gialla concomitante con quella rossa per pochi secondi prima che scatti il via libera rappresentato dal verde. Tale innovazione è stata già programmata in alcuni semafori a Roma,alcuni anni fa in via sperimentale, proprio per verificarne la fattibilità da noi e, nel caso, per effettuare aggiustamenti sui tempi in relazione alla lunghezza dell’attraversamento della carreggiata da parte dei pedoni e soprattutto alla temuta evenienza di un anticipo del verde da parte degli automobilisti. E’
stato proprio quest’ultimo il motivo che ha portato alla sospensione temporanea dell’esperimento. In effetti l’atteggiamento anarchico di una parte della categoria dei conducenti, soprattutto in alcuni grossi capoluoghi della Penisola, e la contemporanea parziale accondiscendenza da parte dei Vigili delle Polizie Municipali (i quali devono necessariamente optare delle scelte nell’ambito delle contravvenzioni per non incorrere in una odiosa e arbitraria discriminazione fra automobilisti) rende davvero problematica la soluzione del problema. Dovrebbe sempre, ad esempio, un vigile applicare alla lettera il regolamento circa il cambio di corsia in prossimità degli incroci, soprattutto laddove ci siano lunghe file parallele o la linea orizzontale continua? Credo che da noi la attuale priorità di sanzionare gli automobilisti indisciplinati dando la preferenza ai trasgressori di alcune ben precise norme (transito di incroci con semaforo indicante luce rossa, divieto di sosta, divieto di transito sulle corsie delimitate da strisce gialle, superamento della striscia continua, non rispetto delle strisce zebrate, ecc.) possa quantomeno tamponare una anarchia totale, supportate anche dalla constatazione di non pagamento delle sanzioni da parte di un’alta percentuale dei contravvenzionati. Da una parte vigili e automobilisti particolarmente probi remano nella direzione giusta, dall’altra la gran mole del traffico in alcune zone ed alcune ore unita alla sopradescritta indisciplina di alcuni vanno dalla parte opposta. Chi di noi non si è almeno una volta giustificato, di fronte a una piccola infrazione commessa con l’affermare, “lo fanno tutti”, o “non c’era nessun pericolo”, o “avevo un problema urgentissimo”. Per quanto riguarda i Vigili, sarebbe troppo lungo e complicato spiegare le ragioni di tante inefficienze. Lo svolgimento del loro lavoro, davvero stressante, non può prevedere esclusivamente un aspetto sanzionatorio e del resto essi stessi non sempre possiedono le qualità umane e il carisma per imporsi con i dovuti modi davanti al guidatore scorretto. E’ stato studiato il comportamento degli italiani alla guida e ne è derivato un risultato piuttosto coerente: abbiamo in generale caratteristiche di bravi conducenti (occhio, prontezza, indipendenza di giudizio nel superare difficoltà improvvise) ma troppo spesso prevale l’inciviltà di alcuni singoli sulla dabbenaggine di altri. Mi spiego meglio con esempi: guidare molto piano può essere molto pericoloso, perché induce al sorpasso da parte di altri, ma si può anche affermare che tale “autoregolamentazione” porta alcuni a dimenticare quali siano le norme di base, per cui dopo molti anni di guida c’è chi non sa più quali sono i limiti tra la legge e l’infrazione. A ciò aggiungasi una parte della categoria degli automobilisti che applica criteri di inciviltà non contrastanti con quanto detto: intendo dire che si può passare oltre la striscia continua nel mezzo della carreggiata per poter superare automezzi che sostano in doppia fila (pena il blocco della circolazione), ma è un delitto morale parcheggiare comodamente una autovettura in modo da occupare due posti! Purtroppo ciò si verifica frequentemente in alcune grandi città, portando ad un aumento dello stress individuale, alla rabbia, all’impotenza, in definitiva a quella che viene denominata da tempo società della violenza. Personalmente ritengo che l’aumento del numero dei divieti imposti dalla comunità europea (che tra l’altro non riguardano purtroppo solo il codice della strada) ai Paesi di tradizione “latina” come il nostro e contemporaneamente l’aggravio pecuniario delle sanzioni porti un notevole aumento di stress in tutti coloro che svolgono un’attività che richiede l’immersione nel traffico (chi è tassato, o addirittura vessato, pretende servizi di pari livello dalle amministrazioni locali). Chiaramente anche una buona vacanza “inquinata”, da code autostradali in entrata e in uscita dalle città, alla fine non si rivela rilassante come si sarebbe voluto. L’optimum sarebbe conciliare con un po’ di buon senso le regole europee di stampo anglo-sassone, buone per Paesi dove antiche pianificazioni hanno consentito strade comode e scorrevoli e dove le scorrettezze, poche, sono facilmente individuate e pesantemente sanzionate. Da noi alcuni ritardi o incapacità nella programmazione hanno contribuito all’esplosione dei problemi, fin da quando gli italiani hanno scoperto la motorizzazione, diventando il popolo europeo con il più alto rapporto fra immatricolazioni e ricchezza globale. Provvedimento urgente a mio avviso sarebbe, per quanto riguarda la viabilità extraurbana, la revisione dei limiti di velocità, inadeguati spesso allo scarso traffico ed alla buona visibilità, altre volte alternati in sequenza così rapida da ingenerare il sospetto di una volontà da parte di amministratori locali di rimpinguare le casse di quegli Enti con contravvenzioni di facile accaparramento. Per ciò che concerne le grandi concentrazioni urbane occorrerebbe rivedere i “nodi” del traffico individuando gli incroci a rischio di “imbottigliamento”, costruendo sopraelevate (laddove non inficino l’estetica architettonica), privilegiando le strade più spaziose e i percorsi su ferro, eliminando le corsie preferenziali quando non danno i frutti previsti. Un’idea, già ampiamente collaudata in alcuni Paesi come USA e Polonia, è il verde fisso agli incroci semaforici per chi deve girare semplicemente a destra. In definitiva l’integrazione europea non dovrebbe passare, sic et simpliciter, attraverso l’attuazione di una normativa unica, ma privilegiando le soluzioni che meglio si adattino alla tipologia di guida locale. Così un cittadino irlandese che affitti un’auto - a titolo esemplificativo - in un aeroporto greco, abituato ad una guida schematica e incapace a regolarsi in un ambito carente di segnaletica, possa ugualmente e con facilità condurre il mezzo in luoghi rurali dove la motorizzazione è di relativamente recente acquisizione e dunque i conducenti sono spesso distratti e poco duttili nell’intuire situazioni di pericolo. Questo dovrebbe essere l’obiettivo dei legislatori europei, a patto che scendano sul terreno della praticità e con molto buon senso facciano collimare tanti stili di guida differenti, senza criminalizzare alcuno. Ormai la globalizzazione è vicina, anche nel settore della motorizzazione, e il modo più comune da parte di uno straniero di entrare in un certo mondo e negli usi di un altro Paese è quello di condurre un autoveicolo a scopo turistico, lavorativo, scientifico, ecc.. Pertanto acquisire tutti quegli elementi che portino ad una sicurezza stradale comune ed a una conoscenza di stili tradizionali (anche nella guida, perché no?) è una necessità urgente per l’Europa, anche allo scopo di fornire una consapevolezza ai singoli della responsabilità che comporta il condurre un automezzo in termini penali.
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Dott. Terenzio Dalena Medico Capo della Polizia di Stato 16.05.2009
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