| La forza dello Sport -
Intervista con l'On.le Giovanna Melandri |
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Ministro, parliamo subito di sport, innanzitutto benvenuta. Una donna al timone di un universo praticamente maschile. Appena insediata e subito si è dovuta confrontare con il meglio e il peggio del mondo sportivo (che in Italia si identifica con il calcio): Calciopoli e la vittoria del mondiale. Cosa ne pensa della vicenda Calciopoli e di come si è conclusa e che cosa ci ha portato la vittoria del mondiale in un momento tanto delicato per lo sport nazionale? Il neonato Ministero dello Sport, voluto dal Presidente Prodi, è una novità istituzionale assoluta per il nostro Paese e nasce con lo scopo di rinsaldare il legame tra i cittadini italiani e il mondo dello sport e per sottolineare l’importanza che la pratica sportiva diffusa riveste come strumento di inclusione e di partecipazione sociale. Non sono d’accordo però con l’affermazione che lo sport sia un mondo maschile. Sono infatti moltissime le donne che praticano sport a livello agonistico, amatoriale e dilettantistico. Un universo in espansione che purtroppo - occorre ricordarlo - non gode del dovuto risalto sui mezzi di comunicazione. Per esempio, in televisione e sui giornali si parla molto spesso delle vittorie agonistiche maschili e molto meno di quelle femminili. Una vera lacuna nei confronti di un mondo che, invece, merita di essere conosciuto più da vicino. Basti pensare ai successi straordinari degli ultimi mesi come, ad esempio, la recente e meravigliosa vittoria delle nostre tenniste alla Federation Cup, ma anche le soddisfazioni arrivate nel windsurf con Alessandra Sensini, nel nuoto con Alessia Filippi. E, ancor più recentemente, nel tiro con l’arco con Anastasia Anastasio e nella ginnastica artistica con Vanessa Ferrari. Per quanto riguarda il mondo del calcio, è vero: il Ministero è stato istituito in un momento delicato, che ha visto la difficile concomitanza degli scandali di Calciopoli e dei Mondiali di Germania. Non è stato semplice gestire quel passaggio, per molti versi contraddittorio. Fin dall’inizio, ho tenuto a precisare che le due partire, quella per un calcio pulito e quella sul campo della nostra nazionale, andassero tenute ben distinte. Alla fine, gli azzurri di Lippi hanno vinto la loro sfida, anche grazie al clima di serenità che si è riuscito, pur tra mille difficoltà, a creare attorno alla squadra. La partita per restituire credibilità al calcio italiano, però, è ancora in corso. Come ho ripetuto spesso, non si esce da Calciopoli solo con i procedimenti e con le sentenze. Si esce da Calciopoli con la riscrittura delle regole, sia “interne” (di competenza della Federcalcio guidata, ottimamente, dal commissario Pancalli), sia “esterne”. Per questo motivo ho molto apprezzato le nuove norme presentate di recente dal commissario della FIGC Luca Pancalli che esprimono la ferma volontà di costruire un sistema di regole trasparente. Penso al provvedimento sui procuratori che mira a impedire la costituzione di posizioni dominanti e di potenziali conflitti di interesse, e a al provvedimento sugli arbitri che contribuisce a garantire autonomia di gara. Il Governo, intanto, non sta a guardare e, pur nel rispetto dell’autonomia del mondo del calcio, è impegnato in alcune iniziative di natura legislativa che possano aiutare a rilanciare l’intero settore. Abbiamo già intrapreso un’azione di importante riforma, varando in Consiglio dei Ministri il disegno di legge delega su diritti televisivi, in queste settimane all’esame del Parlamento, che prevede il ritorno alla contrattazione collettiva e stabilisce criteri importanti per un’equa redistribuzione delle risorse tra tutti i club, con una quota residua da destinare ai vivai, al calcio giovanile e all’intero sistema sportivo. Intendiamo, inoltre, procedere ben presto alla revisione della normativa sulle società professionistiche di calcio, la legge 91. Ed è in piedi un gruppo di lavoro, interno al Tavolo Nazionale dello Sport, sul grande tema dell’impiantistica nel nostro Paese, che provveda a garantire ai nostri stadi, ai nostri palazzetti e alle nostre piscine più modernità e più sicurezza. Ministro, parliamo di politica. Crede che sia importante aprire il campo ai giovani e alle donne, valutando le potenzialità e le risorse che questi possono esprimere? Non ritiene ci sia poca considerazione nei confronti della classe dirigente giovane, tanti investimenti nella formazione per poi dover assistere alla migrazione verso altri paesi? E’ vero, giovani e donne in Italia hanno scontato troppo a lungo la mancanza di un “Paese amico”. E molti dunque sono gli interventi da mettere a punto per venire incontro alle esigenze dell’universo giovanile e di quello femminile, due mondi che non vanno rappresentati come “problematici” ma, anzi, come universi pieni di risorse. Oggi il caro-casa, il caro-affitti, la flessibilità esasperata del mondo del lavoro (che si traduce spesso solo ed esclusivamente in precarietà permanente), gli insufficienti investimenti del passato nel sistema della Formazione, dell’Università e della Ricerca sono tutti ostacoli che i nostri giovani incontrano verso la conquista di un concreta e serena autonomia. Un percorso impervio che certo non li aiuta ad uscire da casa facendo affidamento sulle loro forze e capacità. E così centinaia di migliaia di ragazzi italiani avvertono di vivere in un Paese “bloccato” e spesso sono costretti a cercare all’estero un riconoscimento al loro talento che in Italia non ottengono. L’impegno del Ministero in questo senso vuole essere deciso e concreto: il finanziamento di 125 milioni di euro per tre anni del fondo per le Politiche Giovanili contenuto nella legge finanziaria è, infatti, un primo e importante segnale di una azione di intervento più ampia. E sempre nella Finanziaria sono contenuti importanti provvedimenti per favorire l’accesso dei giovani alla casa, al lavoro, all’impresa e alla cultura. Vorrei fare solo tre esempi. Penso alle detrazioni fino a 2600 euro all’anno per le spese dell’affitto sostenute dagli studenti fuori sede: una norma che intende agevolare la mobilità dei ragazzi italiani, venendo incontro alle spese sostenute dalle loro famiglie. Penso all’importante riduzione della tassazione sui proventi da diritto d’autore (derivanti da opere dell'ingegno, brevetti industriali, formule in campo industriale, commerciale o scientifico) a favore dei giovani creativi italiani - artisti, autori o ricercatori che siano. Penso, infine, al Piano straordinario triennale per l’assunzione di nuovi ricercatori universitari con il quale verrà finanziata l’assunzione di circa 2000 “cervelli” che non dovranno fuggire all’estero per veder riconosciuto il loro talento.Per quel che riguarda le donne, credo che nella Finanziaria varata dal Consiglio dei ministri ci sia una norma a loro favore assoluta mente innovativa: l’estensione del diritto di maternità alle lavoratrici assunte con contratti atipici e parasubordinati. Un impegno concreto che parte da un dato drammatico, che colpisce molte giovani donne nel nostro Paese: l’immediata uscita dal mercato del lavoro delle lavoratrici precarie in occasione di una gravidanza. Ministro, lei è una donna, una mamma, un pubblico amministratore: dal suo punto di vista, da che parte va la nostra società e cosa fare nell’immediato in materia di sicurezza, integrazione, solidarietà e sviluppo? Si tratta di temi complessi che riguardano il nostro vivere assieme. Senza dubbio, negli ultimi decenni, le nostre società sono notevolmente cambiate sotto l’influsso della globalizzazione e dei processi migratori che hanno acceso nuove speranze, ma anche alimentato nuove paure. Per questo ritengo sia necessaria un’attenzione particolare da parte di chi, a tutti i livelli, governa questo Paese, per costruire una società in cui la solidarietà, concreta (e non solo a parole) possa diventare un elemento alla base della convivenza sociale e della costruzione di una nuova idea di cittadinanza. Si tratta di una sfida importante che riguarda il nostro futuro e in modo particolare le giovani generazioni. Sono inoltre fermamente convinta che la strada del dialogo debba passare attraverso i giovani, risorse indispensabili per costruire uno scenario in cui la prospettiva della pace possa essere un’alternativa reale. Un esempio recente è stata la “giornata istituzionale di conoscenza e dialogo” promossa da questo Ministero lo scorso 21 settembre e che ha visto i rappresentanti delle organizzazioni giovanili italiane delle tre religioni monoteiste partecipare ad una serie di incontri presso le istruzioni italiane ed i rispettivi luoghi di culto di Roma. La Camera dei Deputati, la Sinagoga, la Moschea e la Città del Vaticano sono state le tappe di questo ideale percorso di dialogo. Non abbiamo intenzione di fermarci qui e, insieme al Ministro Giuliano Amato, abbiamo deciso di insediare a breve una Consulta che riunisca le espressioni giovanili religiose e culturali italiane e fornisca loro una sede istituzionale di confronto e integrazione. | ||
| Intervista a cura di Giovanni Guerrisi |