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Per gentile concessione dell'autore delle fotografie Antonio Longo



 

INTERVISTA A NICOLA VICIDOMINI

 

Come nasce e come si definisce Nicola Vicidomini artista.

Non credo sia propria la definizione"artista". Arte è null'altro che la
sospensione di un momento. Poi si rincasa nella dialettica e si torna ad
esistere. Io sono un'eterna sospensione. Pertanto, non sono un artista.
Casomai un edifizio dell'assenza.

Crede che il mondo artistico sia meno apprezzato che in passato?

Non esiste un"mondo artistico". Non esiste un "mondo". Ma pochissimi
soggetti che operano autonomamente esplorando le proprie possibilità. Il
punto è veicolare tutto questo, con dei mezzi precisi ed un andantura il men possibile contaminata dal compromesso, che è sempre dietro l'angolo. Per compromesso intendo, chiaramente, tutto quanto possa cambiare i connotati all'opera, nell'insulsa ricerca di una veicolazione che infierisca sul cadavere di mezzi ormai già esplorati. Un esempio banale...: la televsione è un fallimento totale in qanto si definisce "televisione", com'anche il cinema è un cinema mancato se si definisce "cinema" nell'atto della "creazione" improbabile. Detto questo Totò mi suggerisce che "anche l'artista ha un cuore, un fegato, una milza ettcetera..." e Riz Ortolani in tempi poco sospetti mi consigliò di "sporcarmi" perchè in quel caso seppur all'interno di contesti "inopportuni" l'evento si sarebbe visto lo stesso. A
volte sono i limiti delle contingenze "comunichesi", se realmente incarni
l'altrove e surfeggi sul caso a permetterti di trovare nuove soluzioni
dis-umane.

Il 27 aprile 2009 lei ha aderito alla serata di Gala in memoria dei
caduti delle Forze dell’Ordine, evento organizzato da Atlasorbis Magazine e
Argos Associazione. Il suo pensiero e cosa l’ha spinta a partecipare.

In nome di un cambiamento "hanno fatto il 68". Ma non erano loro fare il 68, bensì il 68 a fare "loro"...E' bastato qualche anno, e han votato Berlusconi. Non si può essere artefici di niente. Figuriamoci di un
"cambiamento". Sopratutto se si è "nella storia". Ogni loro "io" s'è aggrappato all'ideologia, ogni loro "io-manacato" s è aggrappato al 68. "Farfinta di essere sani", diceva Gaber.
I borghesotti della rivoluzione mancata, gli intellettualoidi del buon senso "comune" dissensato , i "figli di papà", citando Pasolini, si scagliavano contro i carabinieri, ragazzi che venivano realmente da sobborghi e borgate,cosparsi di calcinaccio delle case popolari, e che, con grande onestà, si arruolvano per vivere e portare avanti una famiglia da voler bene... Poi il 27 aprile c' era anche Gino Santercole... quale migliore occasione?

Quale messaggio intende lasciare Vicidomini ai lettori di Atlasorbis.

Nessuno. Non ci sono messaggi. Posso solo augurare a tutti di conquistare una sacro-santa demenza, previo studio e preghiera.



G. Guerrisi

16.06.2009

 

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