Articoli correlati:

Intervista al cantautore Fabio Cancellara




Come nasce Robert Steiner artista?

Robert nasce come artista all'età di 8 anni quan

 

INTERVISTA A ROBERT STEINER

 

 

do assieme ai suoi si trasferisce in Canada e lì, inizia a lavorare in TV come mascotte televisiva, raccontando barzellette durante una trasmissione per la comunità italiana. Dalla TV poi passa alla radio come doppiatore di spot radiofonici, poi al teatro, poi al cinema, poi di nuovo alla radio (all'età di 16 anni diventa il DJ più giovane della storia del Canada), poi a 18 nuovamente in TV come regista e presentatore di una trasmissione stile Quark in prima serata presso la rete multilingue più grande del mondo ed infine, scopre il musical all'età di 21 anni e, quasi per gioco, inizia a partecipare come attore/cantante a numerosi musicals classici messi in scena a Toronto. Tornato in Italia, conosce per un caso fortuito Sandro Massimini, il re dell'operetta, che gli offre il ruolo di tenore/protagonista ne Il Paese dei Campanelli, ed inizia a girare l'Italia in lungo e per largo con questa ed altre operette: Cin ci la, Acqua cheta e Al Cavallino Bianco (con la regia di Don Lurio). Ma il suo vero amore è il musical. Studia tecnica lirica per 15 anni con alcuni dei più grandi nomi della lirica e gira il mondo con concerti e spettacoli. Nel 2004 porta in scena in un teatro Off Broadway la presentazione di un musical di cui è autore dei testi: MacGregors. Nel frattempo, inizia a scriverne altri. Fra le sue numerose attività, vi è anche quella del doppiaggio. Dal 93 ad oggi, Robert lavora con la Disney, la Warner, la Paramount, la Viacom e numerose altre produzioni italiane e non su numerosi film e cartoni animati, sia cantando che recitando, in italiano e in inglese.

• Parlaci dei tuoi successi e dei tuoi programmi futuri.

Ho interpretato numerosi spettacoli quali Blood Brothers (nel 1994, nel ruolo di Eddie, con Fiordaliso), Notre Dame de Paris (nel 2002, nel ruolo di Frollo), Moulin Rouge (nel 2005, nel ruolo di Christian) ed Il Conte di Montecristo (nel 2008, nel ruolo di Edmond Dantès). Quest'ultimo, di cui sono anche autore del libretto e dei testi, ha avuto la regia del grande Gino Landi. Il mio sogno da sempre è quello di portare il musical anglosassone in Italia, non nel senso di mettere in scena spettacoli scritti da altri nel nostro Paese, bensì quello di applicare i livelli qualitativi del musical straniero a nuovi spettacoli scritti da noi italiani. Il talento in questo Paese non manca, così come anche la creatività o la voglia di fare. Basta solo avere tanta costanza ed una buona dose di coraggio! I prossimi progetti mi vedranno presto nuovamente in scena con diversi progetti, di cui alcuni anche come autore. Per scaramanzia, non faccio titoli! Posso solo dire che dopo Montecristo, ne sto scrivendo altri sette, tutti contenenti le formule che hanno reso famosi spettacoli quali Les Misérables, Phantom of the Opera, Jekyll & Hyde, ecc., formule che ho studiato in America e che ora applico qui. Spero di trovare produzioni volenterose di valorizzare questi lavori.

• Sei un ottimo docente. A quale scuola ti ispiri e cosa consigli per un

giovane che inizia il percorso artistico?

Il consiglio che dò sempre: studia, studia, studia! ...e quando hai tempo, studia!!! Da un paio d'anni a questa parte, tengo degli stages d'interpretazione canora nell'ambito di un importantissimo concorso dimusica pop a livello nazionale e faccio anche parte della giuria, assieme a Franco Fasano e a Luca Pitteri, presieduta da Mogol. Lì, ho avuto modo di vedere dei grandissimi talenti che il sistema Italia lascia a bocca asciutta, preferendo spesso e volentieri, per qualche perversa macchinazione, dei giovani con scarse abilità. Alcune trasmissioni televisive paiono voler illudere i giovani che con pochi mesi di studio si possa diventare divi. Non è così. I giovani, spesso di grande talento, che vengono sfornati a raffica da queste trasmissioni, non hanno la preparazione per affrontare lavori professionali e continuativi come ad esempio un musical. Il talento è come un diamante che per dare il meglio di sè, va lavorato. Un musical richiede una preparazione che un giovane alle prime armi non ha. A lungo andare, se non si ha una buona padronanza degli strumenti fisici e vocali, il cantante rischia di rovinarsi la voce, il ballerino, i tendini. Chi studia questi mestieri sa a cosa alludo. Un conto è fare un concerto, un altro è andare in scena tutte le sere per mesi e dare il 1000% di se tutte le volte. Lo studio e la gavetta sono indispensabili per consentire ciò. Bisogna "mangiare molta polevere di palcoscenico" e "rubare" il mestiere a chi lo fa da tempo, prima di potersi ritenere anche lontanamente pronti ad affrontare grossi ruoli. Inoltre, è d'obbligo un'ingente dose di umiltà. Purtroppo, ho visto la TV dare repentina popolarità a giovani che non hanno saputo gestirsela e, credendosi già arrivati, non hanno avuto l'umiltà per capire che per fare mestieri come l'attore o il cantante, non basta saper sorridere alla telecamera. Accadepoi sistematicamente che quando scoppia la bolla di sapone della popolarità mediatica, questi si ritrovano disoccupati e depressi. Sono rari i casi in cui questi giovani riescono a trovare un'occupazione nel mondo dello spettacolo e se ci fate caso, rarissimi sono i casi in cui coloro che ci riescono, lo facciano in teatro. Fortunatamente, ho anche conosciuto ragazzi che hanno approfittato dell'inaspettata popolarità per darsi da fare e studiare canto e recitazione, per essere poi all'altezza delle aspettative del pubblico. Un applauso a loro!

• Oggi cosa è cambiato nella musica rispetto al passato?

Basti vedere le statistiche delle case discografiche per capire cos'è successo. Non si vendono più dischi. Ne è prova la soglia per aggiudicarsi il disco d'oro o di platino, che si è notevolmente abbassata negli anni. Un tempo quando le case discografiche trovavano un giovane di talento, lo prendevano, lo rivestivano, lo facevano studiare, gli creavano un look, gli scrivevano le canzoni e lo riplasmavano fino a farlo diventare un vero e proprio divo. Oggi, le case discografiche prediligono l'immagine piuttosto che il talento e vogliono l'artista già formato, col disco inciso e pronto per la distribuzione. E' difficile ormai che le major discografiche investano o rischino su nuovi talenti. Purtroppo, il teatro vive una situazione simile. L'investimento è quasi diventato un'utopia..il grande investimento un miraggio! Purtroppo "chi non risica non rosica". E' importante che sorgano in Italia delle nuove figure produttive che siano innanzitutto capaci e poi pronte a rischiare grosse somme per fare teatro. Il tendere al risparmio non aiuta nessuno. Uno spettacolo prodotto con pochi spiccioli, sarà inesorabilmente destinato al fallimento, in quanto si dovrà appoggiare ad artisti giovani ed inesperti (gli unici pronti a lavorare per bruscolini), a scenografie e costumi poveri e ad una campagna promozionale a dir poco esigua. Il pubblico italiano queste cose le percepisce e dopo aver speso dai €20 ai €90 per un biglietto (senza contare la benzina, il parcheggio, la cena, ecc.) rimarrà deluso e la volta successiva eviterà di andare a teatro. Nei paesi anglosassoni, i produttori investono diverse decine di milioni d'Euro (contro le poche centinaia di migliaia - o anche meno - in Italia) nelle loro produzioni. Ne consegue che lo spettacolo verrà realizzato con altissimi criteri tecnici ed artistici e, di conseguenza, se i contenuti ne sono all'altezza, sarà apprezzato dal pubblico, che tornerà anche più volte a vederlo e ci porterà amici e parenti. Sia in Notre Dame de Paris che ne Il Conte di Montecristo, ho potuto appunto ammirare questo fenomeno. Mi auguro che presto questo meccanismo virtuoso del teatro venga capito ed utilizzato da tutti i produttori italiani. Abbiamo un enorme bacino di talento in Italia, sia dietro che davanti le quinte. Quando apparirà anche la classe produttiva ad integrare quella tecnica ed artistica, allora potremo diventare ciò che tutto il mondo crede che siamo, ovvero, il primo Paese al mondo in fatto di arte e spettacolo.

• Il 27 aprile hai partecipato, insieme ad altri artisti, alla serata di Gala in memoria dei caduti delle Forze dell’Ordine. Raccontaci le tue impressioni.

Quando si tratta di generosità, credo che gli italiani siano al primo posto nel mondo. Ho potuto ammirare quella sera una voglia di "esserci" e di "dare" da parte di tutti coloro che hanno preso parte al concerto. E' stata una serata meravigliosa dove ho potuto conoscere artisti di grande talento. Era ora che i nostri difensori, caduti nell'ambito del proprio lavoro, ricevessero la giusta commemorazione. Ringrazio loro e gli organizzatori che hanno avuto l'idea di questa iniziativa, augurandomi che non rimanga un'iniziativa isolata.

• Un messaggio per i nostri lettori.

Cari amici, da artista non posso che esortarvi a contribuire all'arte e allo spettacolo, partecipando a manifestazioni teatrali. Usate il vostro gusto e il vostro buonsenso per premiare i lavori che meritano e mandare a casa coloro che non meritano. L'Italia ha bisogno di voi, noi artisti abbiamo bisogno di voi...senza di voi, il nostro mestiere non serve a niente.



G. Guerrisi

02.06.2009

 

Atlasorbis.com Registrazione al tribunale di Roma N°375/08 del 29/10/2008