SCHOPENHAUER E IL NIRVANA

 


Corrado Siricano Direttore rubrica "Amici di Sofia"

 

Amici di Sofia: La Filosofia

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Processo a Socrate




Schopenhauer, filosofo tedesco, nacque a Danzica il 22 febbraio 1788, da padre banchiere e madre scrittrice di romanzi. Il filosofo è stato uno dei primi a prendere ispirazione dalle filosofie orientali con le quali era venuto a contatto. Sulla sua formazione influirono soprattutto le dottrine di Platone e di Kant. Nel 1819 pubblicò: “Il mondo come volontà e rappresentazione”. E’ questa la sua opera più conosciuta dove è presente l’influenza di Kant. Egli pone infatti come punto di partenza della sua dottrina la distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno, la cosa in sé. Per Kant i fenomeni costituiscono il mondo così come appare ai nostri sensi e non come esso è indipendentemente dalla nostra esperienza, la “cosa in sé”. Per Schopenhauer invece il fenomeno è illusione, sogno, è quello che nella filosofia indiana viene chiamato “Velo di Maya” ossia l’illusione che vela la realtà delle cose nella loro essenza autentica. “E’ Maya, il velo ingannatore, che avvolge il volto dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno …”, da ciò si capisce che per il filosofo la realtà visibile è apparenza, per l'appunto illusione.

L’essenza della realtà, o noumeno, che si nasconde dietro il fenomeno restava per Kant il concetto-limite della conoscenza e perciò l’inconoscibile; per Schopenhauer invece è possibile andare al di là del velo di Maya. Il concetto iniziale di velo di Maya, ossia il fenomeno inteso come una sorta di illusione, di apparenza che vela la realtà delle cose, deriva dalla filosofia indiana e, in particolare, dai Veda e dai Purana (testi sacri). Secondo l’antica saggezza religiosa indiana, conservata nei versi dei Veda, che sono fra gli scritti più antichi che ci siano pervenuti, datati intorno ai 5000 anni a.C. la dea Maya, dopo la creazione della terra, la ricoprì di un velo, che impedisce agli uomini di conoscere la vera natura della realtà. E’ scritto: “Maya è il velo dell’illusione, che ottenebra le pupille dei mortali e fa loro vedere un mondo di cui non si può dire né che esista né che non esista; il mondo, infatti, è simile al sogno, allo scintillio della luce solare sulla sabbia che il viaggiatore scambia da lontano per acqua, oppure ad una corda buttata per terra che egli prende per un serpente.”

Evidentemente se, come è nella tradizione induista, quello di Maya fu un atto di pietà, perché altrimenti non sarebbe stata possibile la vita, il velo non può limitarsi a nascondere la realtà, ma la deve rendere più vivibile. Anche nelle Upanishad antiche è ben spiegato che Tempo,  Spazio e Causalità danno origine alle rappresentazioni fenomeniche, cioè a Maya. Consapevoli di ciò, i saggi indù avevano già trovato la via per squarciare il velo di Maya. La Maya è il potere divino mediante il quale l’Essere supremo (Brahman) può far sorgere e scomparire le cose, da qui il significato di potere illusionante.

Schopenhauer nella sua affermazione che la vita è un sogno si rifà: oltre ai Veda e ai Purana, che considerano l’esistenza come una sorta di illusione, a Platone, il quale afferma che spesso gli uomini vivono in un sogno, a Shakespeare, il quale scrive che “noi siamo di tale stoffa, come quella di cui son fatti i sogni, e la nostra breve vita è chiusa in un sonno”, a Calderòn de la Barca, il quale afferma “la vita è un sogno” e altri. Sulla scia di questi pensatori il filosofo scrive “la vita e i sogni sono pagine dello stesso libro”..

Schopenhauer, per sfuggire al tormento della realtà, predica l’ascesi, quindi la frustrazione degli impulsi, il cui effetto, predicato anche nel buddismo, dovrebbe condurre al Nirvana, vale a dire alla liberazione dalle costrizioni degli impulsi. Un’ascesi che si attua partendo dalla "castità perfetta" per poi continuare con la rinuncia completa ai piaceri, l’umiltà, il digiuno, la povertà, il sacrificio e l’automacerazione. “Intendo ora mostrare come dalla sorgente stessa da cui deriva ogni bontà, amore, virtù e nobiltà, abbia origine infine anche quella che io chiamo negazione della volontà di vivere. All'altruista nessun dolore è più estraneo. Non è più l'alternarsi del bene e del male nella sua persona ciò che egli tiene presente, come avviene degli uomini ancora prigionieri dell'egoismo: tutto invece gli è egualmente vicino. Egli conosce il tutto, ne comprende l'essenza e la trova sempre coinvolta in un perenne trapassare, in un vano aspirare, in un intimo conflitto e in un incessante dolore dovunque guardi, vede l'umanità sofferente e l'animalità sofferente e un mondo che passa. Ora, come potrebbe egli, con questa conoscenza del mondo, affermare questa vita con continui atti di volontà e legarsi sempre più strettamente alla vita e stringerla più forte a sé? Se dunque chi è ancora prigioniero dell'egoismo conosce soltanto cose singole e il loro rapporto con la sua persona, esse diventano poi motivi sempre rinnovati del suo desiderio; per l'altro, al contrario, quella cognizione del tutto, dell'essenza delle cose in sé, diventa un quietivo della volontà in generale e in particolare. La volontà si distoglie ormai dalla vita. L'uomo arriva allo stadio della volontaria rinuncia, della rassegnazione, della vera calma, della completa soppressione del volere. La sua volontà muta direzione, non afferma più la propria essenza rispecchiandosi nel fenomeno, ma la rinnega. Il processo, con cui ciò si manifesta, è il passaggio dalla virtù all'ascesi. A quell'uomo non basta più amare altri come se stesso e fare per loro quello che fa per sé, ma nasce in lui l'orrore per l'essere di cui è espressione il suo proprio fenomeno, per la volontà di vivere, per il nucleo e l'essenza di quel mondo da lui riconosciuto pieno di dolore. Egli rinnega appunto questa essenza, che si manifesta in lui e si esprime mediante il suo corpo; il suo agire smentisce ora il suo fenomeno ed entra con esso in aperto conflitto. Egli, che non è se non fenomeno della volontà, cessa di volere, si guarda dall'attaccare il suo volere a qualsiasi cosa, cerca di conquistare in se stesso la massima indifferenza per ogni cosa.

Grazie al passaggio da Voluntas a Noluntas si giunge alla salvezza, che, per Schopenhauer, corrisponde al Nirvana buddista. Il Nirvana è l’esperienza del nulla, un nulla relativo al mondo, cioè una negazione del mondo. Per il buddismo il senso iniziale della parola nirvana è “l’estinzione”, “l’al di là della sofferenza”, la fermata del ciclo delle nascite e delle morti, la scomparsa del fuoco del desiderio e dell’attaccamento, è sinonimo di libertà assoluta dello spirito, una libertà già nel qui e ora, ma velata per chi non sa renderla manifesta.

Non ci sono veli da togliere, non bisogna negare alcunché, non bisogna sottoporsi a sacrifici particolari è sufficiente svegliarsi come da un qualsiasi “sogno”, aprendo gli occhi.


“ Il brāhmana Dona vide il Buddha seduto sotto un albero e fu tanto colpito dall'aura consapevole e serena che emanava, nonché dallo splendore del suo aspetto, che gli chiese:
– Sei per caso un dio?
– No, brāhmana, non sono un dio.
– Allora sei un angelo?
– No davvero, brāhmana.
– Allora sei uno spirito?
– No, non sono uno spirito.
– Allora sei un essere umano?
– No, brahmana, io non sono un essere umano
– E allora, che cosa sei?
– Io sono sveglio.
 “

(Anguttara Nikāya - libro dei quattro - "Dona Sutta")


È questa l’ora del risveglio, siediti apri gli occhi e guarda. Non negare questa meravigliosa creazione, sii grato di essa, gioiscine e nella Gioia più alta diventa semplicemente UNO.


Luisa Meloni

Luisa Meloni è la nuova amica di Sofia. Fin dall’inizio degli anni ’80 si è dedicata alla ricerca teosofica approdando alla gnoseologia yoga. Preso il nome di Liila, gioco cosmico, aderisce anima e corpo alla nuova dottrina impostando la sua esistenza sull’amore verso la natura e gli altri esseri. Presidente dell’Associazione di volontariato Ananda Marga della regione Lazio è oggi mossa dal desiderio di trasmettere le sue ricchezze interiori ad un sempre più grande numero di persone, da ciò scaturisce il nuovo impegno di scrittrice. Ha pubblicato “La Sacerdotessa del Grande Fuoco, a scuola di yoga”. Nel suo pezzo per la Nostra Rubrica introduce, attraverso Shophenauer, alcuni interessanti elementi della filosofia orientale.


 

16.12.2009

 

Atlasorbis.com Registrazione al tribunale di Roma N°375/08 del 29/10/2008